Francesca Cataldi nasce a Napoli, dove si è diploma all’Accademia di Belle Arti.

Vive ed opera a Roma. Tiene la sua prima personale nel 1964 e in seguito numerose altre in Italia. Gli esordi della sua attività artistica sono strettamente pittorici (pittura informale, materica) ma dalla fine degli anni '70 inizia un percorso di ricerca sui materiali plastici per avvicinarsi ad una terza dimensione, quella scultorea, a lei più congeniale ( ferro, vetroresina, rame, bitume catrame, vetro, cemento, cellulosa, carte vergate a mano, fotoincisioni). Tutti materiali poveri, quindi, che assumono nuovi significati rielaborati nell'inconscio dello spettatore attraverso giochi di luce e volumi. L’artista ottiene significativi risultati concretizzatisi nella realizzazione di importanti mostre personali e collettive in Italia e anche all’estero e nella partecipazione alle Biennali di Venezia nel 1995 e nel 1997. Nel 1990 e nel 1992, è consulente per l’arte per la fiera del Libro di Napoli ed a RAI International; nel 1998 e nel 1999 ed ha tenuto seminari d’arte nel liceo di Weiz in Austria.

Dal 1995 è anche docente presso L’Europaische Kunstakademie di Trier, in Germania.

Le tecniche dell’artista si adattano alle materie su cui opera, e viceversa, adeguandosi all’obbiettivo cui l’artista mira per esprimere i mondi della sua immaginazione. La è materia vissuta e corrosa dal tempo, non è mai blanda, nuova, “neonata”: è materia antica ed appartiene ad un passato collettivo. Cocci, frammenti, riciclati e nobilitati, che estendono le loro rugose superfici su ciò che è già accaduto, mentre il presente è come un involucro trasparente che lascia intravedere il futuro.
La stessa metodologia vale per i sassi, che sono avviluppati in scarti di ferro e poi vetrificati. Ognuno è un microcosmo imprigionato, quasi un ricordo archeologico concentrato nel singolo oggetto, una riduzione all’essenziale che non si riferisce né al primitivismo né al minimalismo, ma soltanto alla fascinazione estrema della materia nella sua primarietà e nel suo mistero da cui lancia sfide continue.
La medesima tecnica è ancora più visibile nei libri, a partire da Athathari (libro presentato alla Biennale di Venezia del 1995), o, prima ancora, da Asphaltos in cemento e catrame.
Libro è una parola chiave nella ricerca di Francesca Cataldi: è simbolo del pensiero e insieme espone la continua contaminazione e frammentazione delle storie nel tempo e nei tempi, intersecando materia e personaggi con un netto rovesciamento gerarchico fra oggetto e soggetto .
Si tratta di una sorta di recupero di materiali abbandonati che tornano a rivivere grazie a un riscatto pietoso. Ed ecco vecchi documenti d’archivio, vecchie piante di città, vecchie carte geografiche. Per l’artista “vecchio” è essenziale, perché proprio dalla sedimentazione del tempo e dalla stratificazione del vissuto scatta il meccanismo tutto interiore, quasi affettivo, di riportare in vita quello che era stato abbandonato e dimenticato.
Nei libri di vetro Francesca Cataldi cerca di stratificare nelle trasparenze i metalli di recupero e di scarto. Perché i rifiuti sono la storia segreta, la sottostoria, il modo in cui gli archeologi dissotterrano le culture precedenti. Un mucchio d’ossa o uno strumento rotto ci raccontano la vita e i pensieri di chi ci ha preceduto, e da qualche parte, nella sua profondità, c’è un sussurro di contemplazione mistica, che all’artista sembra appropriata al tema dei rifiuti.
Quanto ai piccoli libri di pietra o di carta, in questi si raccontano storie di materie, di colori e forse anche di uomini. Per la Cataldi è il modo di narrare storie, di fantasticare, di calarsi in altre epoche e in altre realtà.
Da questa fascinazione Francesca Cataldi si è mossa per costruire i pannelli in carta. Fondendo la carta alle esperienze avute in altre tecniche, ne ha ricavato pannelli che ricordano materie fatte di pensiero, e così tutto diventa più astratto e storicamente stratificato, quando si introducono immagini incontrate lungo il percorso e recuperate e trattate come gli altri reperti più “solidi”. I piani si stratificano moltiplicandosi, se si pensa alla carta che tutto schiaccia su un unico foglio, in questi pannelli il fuori e il dentro si integrano, contenitore e contenuto si uniscono definitivamente.
La Cataldi ha cercato di penetrare ulteriormente le anime diverse delle carte costruendo video. Attraverso la contaminazione tra carta e video ha cercato di leggere i percorsi delle cose e delle genti lungo strade, in movimento come è un grande fiume, che hanno aperto le popolazioni a contatti esterni.
Note Biografiche
Francesca Cataldi